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Divina creatura La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento

 
Rancate, Pinacoteca Cantonale Giovanni Zust,
15 ottobre 2017 - 28 gennaio 2018.
 

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Sessanta sculture e dipinti assolutamente affascinanti, una sequenza di ventagli d’autore e un nucleo di preziosi abiti d’epoca. Questo è quanto selezionato dai curatori, da Musei e collezioni private, per questa mostra che intende testimoniare quello che è stato un vero e proprio cambio di paradigma nella storia del costume femminino in Europa. E’ l’anno 1858, quando a Parigi esplode l’Haute Couture di Worth, amplificata e diffusa dai primi Grandi Magazzini che spopolano nelle principali metropoli europee. L’”essere alla moda” diventa l’imperativo condiviso nella seconda metà dell'Ottocento dalle donne di pressoché tutti i ceti sociali. Sono anni in cui si consolida il ruolo della donna, che diviene protagonista anche al di fuori delle pareti domestiche. La mostra, pur presentando alcuni favolosi abiti d’epoca e un nucleo di ventagli firmati da Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani e Pietro Fragiacomo, cerca di illustrare questo momento storico ricorrendo anche alle testimonianze che i grandi artisti hanno tramandato attraverso le loro magnifiche opere.

E’ soprattutto attraverso il ritratto su commissione che è possibile seguire le rapide e sorprendenti evoluzioni dell'abbigliamento femminile.

Spesso i modelli sono rappresentati da donne simbolo, a cominciare dalla regina d'Italia, Margherita di Savoia, o da figure appartenenti all'aristocrazia internazionale distinte grazie alla propria eleganza, come, per restare nel Cantone Ticino, la contessa Carolina Maraini Sommaruga (1869-1959).

Sono interpreti di questo rinnovato ritratto mondano maestri celebrati anche Oltralpe, come Giovanni Boldini, Paul Troubetzkoy, Vincenzo Vela, Vittorio Corcos, Giacomo Grosso, oltre ai ticinesi Pietro Chiesa, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti. Accanto al ritratto, negli anni del realismo è la pittura di genere a documentare con efficacia iconografica ed esemplare obiettività l'evoluzione della moda femminile e le più diffuse tipizzazioni dei ruoli.

A partire dal 1860 in pittura si moltiplicano, infatti, le scene di ambientazione quotidiana e borghese, ispirate a momenti di vita familiare in cui è protagonista, come si diceva, la donna. Composizioni che sullo sfondo di interni domestici o di strade cittadine o di paese rappresentano figure femminili impegnate nei lavori ad ago, nella lettura, nella conversazione, nel passeggio, in riposo, con i figli.

Questo filone, che si ispira alla pittura internazionale lanciata dalla Casa d'Arte Goupil e che trova i suoi vertici in maestri quali Ernest Meissonier e Mariano Fortuny, accomuna la sperimentazione degli artisti di tutte le scuole regionalistiche italiane e di quella del Cantone, dai Macchiaioli – tra cui Antonio Puccinelli e Odoardo Borrani – ai cosiddetti italiani a Parigi come Giovanni Boldini.

 

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